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Alla tua casta ombra, quercia vecchia,
voglio scandagliare la fonte della mia vita
e togliere dal fango della mia ombra
i lirici smeraldi.

Butto le reti nell’acqua torbida
e le ritiro vuote.
In fondo al fango tenebroso
stanno le mie gemme!

Nascondi nel mio cuore i tuoi rami santi!
o solitaria quercia,
e lascia nella mia anima
i tuoi secreti e la tua calma passione!

Questa tristezza giovanile passa,
lo so! L’allegria
un’altra volta lascero’ le sue ghirlande
sulla mia fronte ferita,
anche se le mie reti non pescheranno mai
l’occulta gemma
di tristezza incosciente che risplende
in fondo alla mia vita.

Ma il mio grande dolore trascendentale
e’ il tuo dolore, quercia.
E’ lo stesso dolore delle stelle
e del fiore appassito.

Le lacrime scivolano a terra
e, come le tue resine,
corrono sull’acqua del fiume
che scende nella notte fredda.
E anche noi cadremo,
io con le mie gioie,
e tu pieni i rami di invisibili
ghiande metafisiche.

Non m’abbandonare mai nelle mie tristezze,
scheletrica amica.
Cantami con la tua bocca vecchia e casta
un’antica canzone,
con parole di terra intrecciate
all’azzurra melodia.

Getto ancora una volta la rete
nella fonte della mia vita,
rete fatta di fili di speranza,
nodi di poesia,
e prendo pietre false fra un fango
di passioni addormentate.

Col sole autunnale tutta l’acqua
della mia fontana vibra,
e noto che senza piu’ radici
la quercia mi sfugge.
(1919)
Federico Garcia Lorca

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