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Oggi sono andata in chiesa e mi sono inginocchiata sotto la statua di Maria, lì in quell’angolo dove posso raccontare tutti i miei segreti, mettere a nudo le ansie più profonde o le gioie più grandi. L’unico posto in cui le mie lacrime possono scorrere libere come libere escono le mie preghiere, senza ma, se, forse, perché, remore, timori e vergogna. In quel punto preciso sono veramente me stessa, in tutta la mia forza e la mia fragilità, incurante del pensiero di tutti ad eccezione di questa donna di cui indegnamente porto il nome. Ebbene lì è come se dall’alto Lei mettesse le mani sulla mia testa, si sedesse di fronte a me accogliendo sul suo grembo il mio volto teso, quel ventre che ha custodito il Figlio di Dio e con questo semplice gesto di accoglienza, placa questo cuore in tormento. Quante lacrime hai asciugato, quante volte ho chiesto forza, consiglio, consolazione o placato i miei impeti euforici che tolgono capacità al ragionamento, quanti grazie per una preghiera non fatta ma ascoltata.

Inspiegabilmente i miei occhi si abbassano e finiscono sull’inginocchiatoio fissandosi su due macchie quasi bianche, l’una tonda regolare e l’altra a forma di goccia capovolta, disallineate. Il mio volto serio si increspa in un sorriso, un velo di dolcezza scioglie il viso e ogni tensione. Venerdì 17 luglio ho pianto per un’ora come quando ero bambina, scossa dai singhiozzi, tremante, la granitica, imperturbabile Stella Maria, si è sciolta. Accade, di tanto in tanto, che il vaso trabocchi, si svuoti per poi tornare a riempirsi. Due lacrime sono scese dritte davanti al cuore e davanti vi si sono fermate, arrestate da una tavola di legno sopra l’inginocchiatoio, fra i gomiti che sorreggono le mani, giunte in preghiera sotto il volto affranto. Bruciano le mie lacrime, chi meglio di me può saperlo? Sono incredibilmente calde, segno del tempo che le ha fatte maturare, salate, come di acqua che evapora e lascia sul fondo il concentrato di sale, il sale della vita che scorre, ma mai avrei creduto fossero così intense da lasciare il segno, corrodere la vernice e fissarsi lì, indelebile segno di un amore che si consuma e rigenera ogni giorno.

Ogni volta che mi inginocchierò lì, Maria, le vedrò, sono il cuore che ti lascio per farti compagnia, se, come me, ogni tanto ti senti sola e ogni volta, per me, rivederle muterà le lacrime in sorriso, sono il segno del mio passaggio nella storia di questa Chiesa, meteora in una storia di fede che va verso l’eternità. Due lacrime hanno corroso la vernice e in questo modo hanno evitato la ruggine del cuore. Ti devo un inginocchiatoio per Maria, San Carlo, rimango debitrice per una carezza che salva e muta in canto una preghiera: l’anima mia magnifica il Signore …

Stella Maria

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