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Ho sognato
“I sogni son desideri, chiusi in fondo al cuore …”
Sì, confesso ho sognato.
Ho sognato perché tutti i bambini sognano, perché sono una romantica e perché i sogni fanno bene al cuore, rischiarono le giornate grigie e anche quando non ne puoi più un bel sogno fa tornare il sorriso. Ma io sono una che sta con i piedi per terra, i sogni sono la fantasia di quell’animo bambino che non soffoco mai, fedele alla poetica del fanciullino di Giovanni Pascoli amata e condivisa.

Cosa ho sognato? Sarei un ipocrita se dicessi di non aver sognato il principe azzurro ma per breve tempo, già dalla pubertà sognavo il condottiero romano, il poeta, ma chi sogna il poeta? Una romantica. Ho sognato di diventare la prima donna presidente, la top model, la grande donna dietro il grande uomo, e via di seguito e, lo confesso, ancora oggi sogno. Sogni diversi, legati al sociale, a volte sogno di avere il potere di guarire tutti i mali del mondo, di diventare missionaria … però il sogno che non muore mai è quello di fare la ballerina. Ballare, ballare, ballare e sia Nureyef, Cortèz, Barisnikov, Paganini o chiunque altro, sogno sempre di volteggiare leggera, piroettare, librarmi in volo per essere afferrata da due mani forti e salvata da una caduta rovinosa. Il ballo è emozione, espressione del corpo, sensualità, abbattimento di ogni barriera, musica e movimento che si fondono in un’armonia indescrivibile dove il cuore che batte è la certezza di essere vivi, è godimento della carne e dello spirito, sublimazione.
Sogno ma come diceva qualcuno, i sogni muoiono all’alba. Non sono d’accordo, è una visione troppo grigia della vita, però la mia realtà è che non solo non sono una ballerina ma non ho neanche più il tempo per ballare, ne per andare all’opera e veder ballare le stelle della danza. E la televisione? Non c’è danza classica ma solo soubrette, veline quasi nude che non ballano, mostrano il corpo accendendo le fantasie maschili, per un verso, e quelle femminili, che si traducono in denaro speso in estetica, per l’altro, che tristezza!
Però io ballo, ahi! Contraddizione! Si ballo, ballo ogni giorno ma non è un modo di dire. Corro da mattina a sera di qua di là e qualche volta piroetto per far ridere qualche faccia grigia che incontro o per sorridere io, ingrigita dai mille doveri di donna che lavora, ha una famiglia propria, una d’origine e una acquisita per matrimonio.
Eh sì, che ballo in questa città caotica, piena di traffico, senza parcheggio, dove si corre, corre, corre … ma verso dove?
Ballo per far entrare nelle mie giornate gli impegni di una settimana, dimenticandomi di essere io. Un automa come tanti, travolta dal dovere e dalla vita e così quando torno a casa sono così stanca che vorrei solo sprofondare nel letto e, invece, lì inizia un nuovo ballo, quello della casalinga, madre, moglie, …, per farla breve “Cenerentola in carriera”.
Però ad un certo punto accade, ritualmente, una specie di miracolo: l’ora di mettere a letto i “cuccioli”. E già vi sento: “La solita mamma italiana, la chioccia …” Niente di tutto questo, è solo la mia droga quotidiana, la forza per affrontare un nuovo giorno, tornare in scena e ballare finché lo spettacolo quotidiano non finisce, le tende si chiudono, le luci si spengono e si cerca un po’ di riposo per replicare domani. Così mi stendo sul letto e la voglia di chiudere gli occhi e dormire, lasciandoli soli nei loro letti, facendo l’ufficiale nazista, è in agguato, esattamente al pari di Morfeo. Invece si accoccolano, il maschio sulla spalla sinistra, la femmina da destra sul seno. Alexandro ha 6 anni, immobile, Maria Giulia 2, in pieno movimento. Non so come, riesco a prendere il libro delle favole, e lo poggio aperto sulle ginocchia piegate, sempre la stessa favola. A quel punto, per ogni miope che si rispetti, devo mettere gli occhiali, impresa ardua infilarli sul naso, ancor più ardua resistere alla piccola che li vuole prendere. Il maschio si arrabbia perché vuole sentire la favola e allora invento le frasi, la trama è quella e speriamo che non si impunti su: “ti sei dimenticata di …” L’altra ruba gli occhiali e non paga, vuol girare le pagine. Li strangoli? No, i figli “so’ piezz ‘e core”, “tesori di mamma” . Allora trovi il compromesso e soprattutto fai una cosa a cui non resistono: gli accarezzi i capelli. Il maschio cede subito, cinque minuti massimo, anzi tre, e dorme, la femmina è più tosta, ti tira il naso, infila le dita negli occhi … in quel momento ogni uomo diverrebbe Erode ma la mamma, no! Non leggi perché a lei della favola importa ancora poco e continui a fargli le coccole, le dai le collane con cui gioca, poi quando pensi che non si addormenterà mai e non sai quale droga prendere per rimanere sveglia, eccola che mette la testa sul cuore e tre secondi, dorme profondamente!
Ecco in quel momento ho il mondo fra le braccia e comprendo Dio, il Suo amore, la Sua misericordia. Sparisce la stanchezza così come il libro che, divaricando le gambe, ho fatto chiudere e scivolare. Li guardo i miei gioielli, sono fra le mie braccia, abbandonati al sonno in chissà quali sogni. Il loro respiro è lieve e sono così dolci che dimentico tutto, le pile di panni da stirare, la lavatrice da fare, le cose da mettere a posto, quel documento di lavoro da stampare, … In quel momento sono in paradiso, ho due bambini che mi piroettano nel cuore, corrono e saltano e le mani forti che li afferrano sono le mie. In quel momento si aprono le tende del teatro, si accendono le luci, per un sogno divenuto realtà: dare la vita, creare un miracolo che ti fa sentire onnipotente e che ti lascerà immortale anche quando non si ricorderanno più di te.
Dicono che fra qualche anno verrà la fine del mondo, non proprio la fine ma un grande cataclisma che spazzerà via una parte di questo pianeta, io non lo so, ma se il mondo deve finire, spero finisca in quel momento, quando tutto il mondo è fra le mie braccia. E se non finirà ma finirà solo questo mio viaggio terreno, spero che l’ultima immagine fissa sulla retina sia il volto dei miei bambini. Allora ballare, volteggiare non sarà più un sogno e la prima ballerina avrà la sua stending ovation alla fine di una carriera di fatica e sudore, privazioni, dolori, gioie, amore, senza più repliche, danzando fino a Dio dove due grandi mani forti mi afferreranno per sempre, senza lasciarmi più cadere.
Si sognavo di fare la ballerina e ora, ogni sera, il mio cuore volteggia libero e leggero al ritmo del respiro di due angeli a cui ho dato vita e anche il terzo arriva da quel luogo chiamato Paradiso. Le tende si aprono, le luci si accendono, la musica inizia, io sono lì, sul palco a ballare. In prima fila il mio pubblico preferito: è un successo! Il mondo può anche fermarsi perché l’eternità è ora, è qui.

Stella Maria

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