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Confesso che il giallo non è il mio genere, lo era ma i miei gusti sono cambiati. Ho letto questo libro dopo aver letto la recensione di Fabrizio Centofanti, un vero scrittore e non una “imbratta fogli” come me. Ho un’idea errata del giallo o forse definirlo giallo è un po’ restrittivo, è un romanzo dove c’è introspezione, amore amicizia, ecc.
Diciamo che ciò che ho letto nella recensione è perfettamente calzante al libro, io posso solo aggiungere che il libro è ancora più bello di quello che la recensione fa intendere.

Il romanzo prende forma nelle pagine e si sviluppa secondo il ritmo di una corrida. Avete mai assistito a una corrida ? io sì. Nel romanzo si respira la stessa aria di attesa e di morte che c’è nell’arena. C’è la calma fredda del toreador, l’istinto selvaggio del toro, la suspance che tiene il pubblico vivo e pronto a nuove eccitanti scariche di adrenalina, c’è la morte. Perché si sa che chi rischia la vita è il toreador ma quasi sicuramente il toro, non senza lottare fino all’ultimo sangue, muore.
Ma che c’entra tutto questo con Caino? C’entra, c’entra ….

Una vicenda passata, sepolta dalla polvere del tempo e dalla memoria breve, ma non per chi l’ha vissuta da protagonista, qualcosa è rimasto sospeso, qualcosa era stato rimosso, ma prima o poi la vita ti presenta il conto, bisogna confrontarsi con se stessi, i propri ricordi, le proprie paure, i propri fallimenti e i propri successi.
L’amore è sicuramente un buon motivo per ripercorrere la propria storia all’indietro e capire se siamo stati noi ad averlo preso a calci o se l’amore ha snobbato noi. Ma quale amore fa tornare indietro perché la vita ricominci a fluire? A pulsare nelle vene e chiuda la parentesi di una sospensione durata 20 anni?
Victor torna indietro nel tempo, torna a Salamanca per pareggiare i conti con se stesso e con il destino. Torna per amore di Mayte? Per far luce su un delitto? Per se stesso? O per l’amico Manuel Angel con cui ha condiviso l’amore in molteplici forme?
Storie di famiglie e di faide si intrecciano, scandali e tradimenti si susseguono a piccoli intervalli e lasciano scie di sangue come le banderillas infilate nella schiena del toro.
Chi ha ucciso il giovane sacerdote dall’ambigua personalità? Il fratello? Una donna? O chi altri? Al lettore scoprire chi ha armato la mano dell’assassino.
Ma … “l’omicida torna sempre sul luogo del delitto”, forse è un luogo comune, forse no.
Così Victor torna per ricordare e riprendere in mano la muleta da sventolare sotto il naso del toro della vita.
Victor torna perché sa che Manuel Angel ha affrontato nell’arena un toro inatteso, giovane e desideroso di sangue, il toro del tradimento fraterno, di chi non crede alle tue verità, abbandonandoti al tuo destino e alla condanna popolare. Victor torna perché dopo aver visto il corpo straziato dal toro di Manuel Angel sente di aver ucciso l’amico lasciandolo solo. Che senso ha vivere quando non hai l’amore di una donna e di un fratello? La gelosia ha armato la mano di Caino sventolando un drappo rosso menzognere, nella mano di un toreador morto nell’abbandono.
Chi abbandona un amico nel momento del bisogno uccide il fratello e se stesso e Victor torna per riprendere a vivere, constatare che non è solo un brutto sogno e che la corrida non è ancora finita. Cosa serve per vincere? Un amore più grande che sappia uccidere il toro del rimorso, un amore che può far rinascere, come quello di Mayte mai compreso e schivato come le corna del toro.

No, il giallo non è il mio genere però leggere è una droga. Da bambina mamma mi nascondeva i libri poi ha capito che mi toglieva l’aria, che non respiravo come in una corrida, dove il toreador sente il brivido adrenalinico di ogni pagina girata e fatica e suda fino alla parola fine.

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