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Ci sono cose che non comprenderò mai e probabilmente dovrei smettere di cercare la risposta. Da dove iniziare non so ma da dove inizio, inizio, comincio bene.
Durante i due anni di “assistenza” a mia madre, in ospedale, scopro che molte persone che la conoscevano non sapevano della mia esistenza. E i cari nipotini? Se ne desume figli del figlio.
Papà parlava poco e mai dei figli se non dei “dolori” che poteva avere o delle preoccupazioni date dai maschi.
Quando ai miei amici si chiede o si chiedeva, chi fossi, se erano maschi, immediatamente si rispondeva “lascia stare quella non ci sta” oppure “la secchiona della classe” e via di seguito. Il tempo passa e ti ritrovi grande e così a cena con gli amici di tuo marito scopri che non sanno chi sei e che lavoro fai.

In ufficio ci sei se c’è bisogno della amata/odiata “maestrina” che a ogni domanda sa rispondere.
Per tutti sei un bene/male prezioso da non vantare, quella “utile” sicuramente, ma io sono cattiva e vado oltre, di me non si parla, quasi fossi un male da nascondere, qualcosa di cui vergognarsi.
Ecco in giorni uggiosi come questi qualcosa ti solletica, fra tristezza e rabbia: si vergognano di me!
Alle feste non venivo invitata, ora mi si invita ma se ci sono o no, non cambia nulla, con me non ci si deve vedere in giro e un gesto affettuoso è certamente di troppo.
Non rubo, non spaccio droga, non mi prostituisco, sono pulita e non mangio aglio o cipolla, non sono una ninfomane, faccio un lavoro onesto, e onestamente, anche se, essendo nell’ambito finanziario è sufficiente per riempirlo di fango. Sono laureata, so parlare, so stare in mezzo alla gente, sono discreta ed educata, gradevole, una grande ascoltatrice, simpatica e disponibile, intelligente… eppure di me non si parla come se tutti si vergognassero di me.
Si è vero ci metto del mio: sfuggo, non mi piace il gossip, non amo i legami troppo stretti, non amo sentirmi una proprietà, preferisco star dietro le quinte e non sulla scena… ma …
Ma in certe giornate, ci pensi e fa male, tanto male, eppure non trovi risposta a tutto questo. A volte pensi che ognuno voglia tenerti solo per sé ma poi ti rendi conto che non è così. E’ un dolore costante, che lacera il cuore, il cui balsamo è un sorriso che ti donano, chissà quanto è sincero o opportunistico ma protendi per la prima. L’unica medicina efficace è la voce di due bambini che ti dicono: “sei la mamma migliore del mondo”, non credo ma almeno per loro sono io e non si vergognano di me. Mio figlio mi ha chiesto se ho un sogno, si ce l’ho, sogno di essere amata per quel che sono e qualcuno che non si “vergogni” di me. Sembra strano, vero? I sogni nella vita cambiano, crescendo cambiano come cambiano le aspettative e gli obiettivi, ciò che è vero e ciò che non lo è, ma i sogni a volte si avverano e io nutro la speranza che…

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