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Siamo esseri umani non abbiamo il tempo, eppure è una convenzione creata da noi, il tempo di attendere, e non abbiamo un’ottica globale ma solo un punto di vista unico e parziale.
Vogliamo essere subito fiore e frutto, non abbiamo tempo e voglia di essere seme, viviamo pensando al corpo la cui durata ha un limite di tempo, guardiamo solo alla concretezza della materia. Lo spirito non ha limiti e non ha età, è eterno ed etereo, non puoi chiuderlo in un corpo e non a lungo, la sua rivoluzione è liberarsene, per questo devi averne cura nel frattempo, nel suo salvarsi ti salverà. Ma non si tocca, è inafferrabile come il sempre presente e in fondo assale il dubbio: ma c’è? c’è il Padre? e se c’è perché non è qui, forse sta guardando altrove, o si è distratto. Ma i distratti siamo noi consumati dal “tutto e subito”, con il veto ad affidarci, senza pensare che anche le rivoluzioni hanno un seme che ha il suo tempo per germogliare e farsi frutto, farsi pensiero e azione. “Mio Dio, mio Dio perché mi hai abbandonato?” a volte, spesso se non abbiamo la globalizzazione del cuore e del pensiero, se siamo carne che si offre sull’altare dell’altro, si fa notte e nella notte ci si ritrova soli, con quel senso di abbandono che cambia l’ottica delle cose e la solitudine è il manto di stelle che ci avvolge. Ma la notte è preludio al giorno, è certezza che la luce si farà, il seme germoglierà, il nuovo verrà e spazzerà via ogni certezza istituita, ogni abbandono cieco, ogni vigliaccheria ammantata di superbia. La notte è fatta di pensiero, il pensiero che medita e ragiona che trova direttamente o tramite Dio la soluzione, il pensiero che sarà azione di domani, quella luce che mostrerà che il giorno verrà ancora e ancora, che un Padre c’è ed è nella luce che ti aspetta mentre la sua mano penetra nel buio per afferrarti anche se non vuoi, anche se ti ostini e come appeso a un palo di legno e nel dolore sei finito agli inferi con altra violenza ti lancerà verso il cielo, il suo cielo, il tuo cielo, il nostro cielo, qui o altrove: il cielo è ovunque come tutto ciò che non puoi mettere in una scatola, o in una buca dove l’io bambino vorrebbe confinare il mare, il cielo capovolto delle nostre disperazioni.
Il terremoto squarcerà il velo che copre la verità, si farà notte, la notte della solitudine e del dolore, dell’abbandono, il marmo gelido coprirà le nostre speranze ma la pietra rotolerà ancora via, tornerà la luce, la rivoluzione continuerà, è qui da 2000 anni un attimo agli occhi di Dio, e ci sarà un nuovo inizio, o così gli uomini crederanno che sia.
Cosa accadrà domani Fabrizio? Germoglierà il seme? La pietra sarà stata rotolata? Il pensiero è già azione?

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