Il desiderio profondo che nutriamo è di essere amati per ciò che siamo dentro, che qualcuno scopra il profondo di noi arrivandoci cercando una luce, la nostra. Curiamo l’aspetto perchè possa essere ciò che l’occhio vuole, l’inizio di un cammino dentro l’anima e delude per primi noi stessi questa mancata ricerca. L’uomo/donna è ciò che vive dentro ma è un percorso che lo stesso io deve compiere fino a trovarsi per permettere poi all’altro di avventurarcisi. Non è un caso che sia stato detto “ama il prossimo tuo come te stesso” il viaggio arriva dall’incontro profondo con il sè se non ti conosci tu e se non realizzi la perfetta fusione fra esteriorità e interiorità non permetterai mai a nessuno di esplorare un territorio che è tuo per primo e a te ignaro. Noi siamo il nostro cuore e se mostriamo solo ciò che è fuori vuol dire che dentro c’è poco ma ho la presunzione di dire che il vuoto non è la condizione di nessuno è solo uno stato passeggero. Se ci vedessero tutti nell’anima alcuni non avrebbero rivali.

La poesia e lo spirito

da qui

Se la bellezza, forse, non ti è bastata per salvarti, la scrittura ti ha permesso di trovare una valvola di sfogo. Scrivevi dappertutto: su fogli volanti, nelle pagine ingiallite delle agende, in quaderni gualciti, perfino sul retro delle copertine di libri ormai inservibili. La tua stanza era un deposito di versi, racconti, inizi di romanzi, che ogni tanto riprendevi per poi abbandonarli nuovamente. Vista da qui, la tua vita è una fila ininterrotta di parole che ti lasciavano sempre insoddisfatto e, quanto meno ti ci ritrovavi, tanto più finivi col moltiplicarle, come se il punto fosse rintracciare un giro giusto di frase, il cortocircuito folgorante in grado di placare la ricerca a volte ansiosa, a volte disperata di un senso, di uno stile. Ogni tanto frugavi nei cassetti e negli scatoloni, ne estraevi un testo, sprofondavi nell’attimo fuggente di un ricordo, convinto di aver intercettato l’intuizione decisiva, fermato il…

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