Non sappiamo consacrarci se non all’immagine di noi riflessa, la paura di aprirsi ed essere feriti, il timore di perdere, di essere rifiutati, di darsi e non essere accolti genera il lupo cattivo, l’uomo nero, il ladro di sogni impedendoci di vedere o portandoci a rifiutare la felicità. Un elefante è un enorme pachiderma, l’animale più pericoloso della savana africana, enorme, stabile, presente, visibile, l’unico che si muove quando il pericolo è vero e non c’è modo di fermarlo, bisogna augurarsi di fare in tempo a scappare, di non essere nella sua traiettoria. Ma di peluche rimane solo un compagno fedele, il pachiderma che puoi non vedere ma sta lì pur se non hai voglia di giocare, di stringere, di stritolare o raccontargli di te, scomodo a volte per la sua rassicurante presenza silenziosa. Nella vita di ognuno c’è una presenza così, c’è Dio, ma anche molto meno, un amico, un fratello, un genitore, una ragazza … un pachiderma che canta “credimi, non sono io quello che stai cercando…”

La poesia e lo spirito

da qui

Lo sapevi che sarebbe accaduto. Accennando alla svolta della vita, hai innescato un meccanismo che ti rende impossibile pensarla al di fuori dell’evento che ha iniziato a trasformarla.

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