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“Due vocazioni, la scrittura e la parola” questo fu il riconoscere i due doni che Fabrizio ha avuto insieme a tanti altri per cui è la persona che è da parte di don Mario, l’uomo che così grande importanza ha avuto nella sua vita e che ancora oggi è un faro. Doni riconosciuti da chiunque lo sente parlare o legge le sue scritture. Come dice il professor Michelone, Calvino, non è solo uno dei suoi autori preferiti se non il preferito ma anche il modello che lo ha ispirato nello scrivere. A me che lo seguo da tempo con questa recensione trovo le parole che non so scrivere. E non è secondo me, un caso che i suoi libri più belli siano il saggio su Calvino e Yehoshua, finalmente pubblicato perchè possa essere patrimonio di tutti e non “religione di pochi” come non lo è il vangelo che annuncia.
E’ vero dio si incarna ogni giorno, solo l’uomo è così miope da non vedere la margherita e cercare il quadrifoglio o l’orchidea, evanescente fortuna o bellezza che ignora la verità delle cose.
Grazie Fabrizio per un piccolo capolavoro che anche se ignorato dalle grandi macchine commerciali è un gioiello, destinato a rimanere in chi lo legge, anche Gesù all’inizio si rivelò a pochi, il mio augurio, e non solo di buon compleanno, è questo: che rimanga scolpito in chi lo legge, vangelo quotidiano e di bocca in bocca si affermi parola di molti.

Yehoshua di Fabrizio Centofanti, ed. Clinamen

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