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No, non è una festa al massimo una memoria o un giorno di riflessione.
Come può essere una festa se pensiamo alle donne di tutto il mondo, alla nostra condizione civile, familiare, sociale?
In occidente: le donne subiscono ancora violenze gravi all’interno della famiglia, violenze fisiche e psichiche sia da bambine che da adulte, violenze nei rapporti di coppia, anche nelle amicizie, nel lavoro, ci sono donne sfruttate e relegate su un marciapiede, ridotte al silenzio con la violenza. Vengono barbaramente uccise, molte sono schiave di padri, mariti o altre donne. Si può parlare di libertà vera o è solo libertà condizionata? Nel senso di parziale, finta, concessa come si concede la libertà settimanale al lavoratore/schiavo.
Ci sono molti modi per far star zitta una persona, ridurla all’ombra di se stessa, togliergli ogni diritto senza farlo ufficialmente ma facendolo sembrare quasi un privilegio, facendola sembrare una persona libera. Si può oberare una persona di lavoro, pressarla di obiettivi e cose inutili e ripetitive per non farle alzare la testa dalla scrivania, renderla talmente stanca e frustrata da farle passare ogni desiderio di far carriera o non darle il tempo per esprime la sua opinione. Segregarla nei lavori più umili e faticosi e darle uno spiraglio solo se entra nel letto di qualcuno. Si può farle mancare collaborazione in casa e famiglia, con i figli, così da renderla talmente stanca da non avere più la forza di parlare, non avere neanche più idee quando la fatica logora ogni pensiero e ci si arrende sotto il peso del lavoro, delle cose da fare, delle responsabilità. Ci sono donne che indossano burqa invisibili, donne a cui è negata la possibilità di studiare, di leggere, bambine che non riescono neanche a giocare.

E si può parlare di emancipazione, evoluzione per la donna anche in occidente? Dipende dal significato che si dà a questa parola. Si parla ancora di condizione femminile, abbiamo le quote rosa come una minoranza da tutelare o di cui far valere i diritti. Cosa vuol dire emancipazione?
Ci sono donne che hanno relazioni più o meno ufficiali con uomini dai 30 anni e più rispetto a loro, a volte lo fanno per fame di pane per sè o per i propri figli, e li mi inchino al coraggio, ma il più delle volte è solo continuare a fare l’oggetto, vendersi per denaro al miglior offerente e questo mortifica la dignità delle donne. Siamo considerate ancora un oggetto, un corpo per soddisfare il piacere visivo o fisico degli uomini. Oggetti ci vogliono e oggetti spesso siamo come via più facile per vivere.
E possiamo parlare di festa quando le nostre figlie a 12/14 anni sanno del sesso cose che noi abbiamo imparato in 40 anni? Non ne hanno il piacere, l’attesa, tutto è fruibile e facile a comando o al bisogno… spesso economico o per sfida, a chi, mi chiedo. Fanno sesso orale per la ricarica di un telefonino, essere la più figa della compagnia vuol dire avere più rapporti orali di tutte un sabato pomeriggio in discoteca. In ogni caso rimane radicata la convinzione che se sei una difficile, meglio non perdere tempo mentre se sei una che si gode il sesso per il puro piacere che dà, esattamente come fanno gli uomini, sei solo la solita mig…a con cui tutti si divertono per poi riderci con gli amici e/o colleghi davanti a una birra e non pensate che le donne abbiano migliore opinione.
Nel resto del mondo: esiste ancora l’infibulazione, le donne fanno i lavori più pesanti e umili, sono vendute bambine a uomini troppo vecchi e libidinosi, sono merce come gli animali, un sacco di farina, se rimangono vedove vengono bruciate insieme ai mariti o lasciate morire di fame; se non vendute come schiave finiscono in harem o bordelli, vengono trucidate, violentate, rese mute, uccise o abbandonate perchè femmine, violentate, gli viene inibita l’istruzione anche elementare, trattate come cani e come i cani scacciate via dopo essere state usate.
No, questo non è un giorno di festa, ma solo un giorno della memoria delle tante donne che sono morte, che hanno lottato, che hanno lavorato e costruito un futuro diverso e non sarà un giorno di festa finchè non acquisteremo il rispetto e la dignità di noi stesse, la consapevolezza del nostro valore in quanto esseri umani, finchè non insegneremo alle nostre figlie a rispettare quella cosina deliziosa che è l’invidia più grande dell’umanità perché ci si genera e nasce la vita, darle il giusto valore, che non vuol dire abnegazione del piacere ma uso per questo scopo e non per farne mercato. Non sarà festa finchè il consumismo ci darà un giorno utile solo per renderci oggetto di spesa: dalla mimosa alla cena con le amiche.
Sarà un giorno di festa quando ci sveglieremo donne 365 giorni l’anno, quando i nostri modelli saranno Rita Levi Montalcini, Marisa Bellisario, Jane Fonda, Anna Magnani, Marie Curie, Indira Gandhi, Dorothy Height, Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Gbowee, Tawakkul Karman, Ahlem Belhadj, Nilde Jotti, Franca Viola, Lady Lindy, Maria Montessori, Madre Teresa di Calcutta e tante altre di cui non c’è neanche nome, poche però perché la donna ricordi di non essere un oggetto, una cosa alla stessa stregua del bue, dell’asino, della pecora…. Quando i nostri diritti non saranno nostri ma del genere umano, l’umanità avrà vinto una delle sue grandi sfide. Si dice che il mondo tenda verso la dimensione femminile, ovvero di una maggiore sensibilità, autoconsapevolezza, misericordia, comprensione, verso uno spogliamento dell’ego e un ritorno ai valori, questo sarà possibile solo quando noi, l’altra metà della mela saremo considerate mela.
Oggi siamo come l’albero di mimosa che abbiamo messo a simbolo di questo giorno: nel pieno della nostra bellezza e fioritura, ci tagliano i rami e ne fanno mercato, alcuni li strappano e ci lasciano ferite e spoglie di ogni dignità, ma nonostante questo, l’albero torna a fiorire, questa è la speranza, questa è la forza e il coraggio che dobbiamo avere tutte.
Apriamo gli occhi, apriamo le orecchie, apriamo il cuore e guardiamo con pari dignità gli occhi dell’altra metà del cielo, allora non avremo bisogno di feste e la mimosa resterà il primo albero che fiorisce, ancor prima della primavera, e piantato vicino a un ulivo sarà il simbolo dell’umanità trovata, l’umanità vera degna di questo nome.

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