La poesia e lo spirito

da qui

L’uomo, a Venezia, va in cerca di tracce del passato, che ha prodotto, pezzo per pezzo, la città più bella e illogica del mondo, riempiendo ogni cuore di ricordi, visioni, nostalgie. E’ convinto che aggirandosi tra i ponti, fissando le pareti delle case, cariche di muschio, sentendo la gondola oscillare col tonfo sordo d’ogni specie galleggiante, possa trovare un senso all’amarezza che si accumula, attimo per attimo. Non sa che in quegli scorci d’altri mondi, nei colori improbabili al tramonto, nei rii che racchiudono il cosmo in un imbuto, sta scrutando, al contrario, il suo futuro: il richiamo struggente, lo strappo necessario, il bacio di Giuda che per trenta denari l’ha venduto, ignorando che ogni tono di colore, ogni piega delle rogge, il ciuffo d’erba abbarbicato ai basamenti, sono la prova che il tempo – anche il più debole e consunto – è destinato a risorgere dall’acqua opaca…

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