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Alla fine il giorno dell’esame arrivò: 25 luglio 2010 ore 20.00, l’ultimo sguardo di mamma, sereno, felice, in pace, mentre del battito del suo cuore non rimaneva nulla, solo il bip prolungato di chi alla fine è stanco.
Non una data qualsiasi, il giorno del mio anniversario di matrimonio, alle 20.00 l’ora in cui iniziava la cena, mamma non è mai stata una mangiona, come me mangia per vivere ma il banchetto che l’attendeva era certo più importante del ricordo di quel giorno e poi anche quel giorno di anni prima non mangiò, era troppo emozionata e spaventata per quella figlia che andava via. Eravamo una per l’altra da quando morì papà, una cosa sola e ancor di più negli ultimi due anni quando la bimba era lei e io la mamma.
Ma io e mamma ci siamo scambiate i ruoli fin dalla mia nascita, era cresciuta sola in un mondo di uomini, non sapeva come crescere una femmina ed era per questo che non mi voleva femmina, quanto ci ho sofferto, poi due anni prima di morire la verità: non aveva un esempio di mamma da imitare, lei l’aveva persa a 4 anni, e non sapeva come si cresce una femmina ma soprattutto le donne soffrono solo, questo diceva sempre. E così eravamo intercambiabili, la ascoltavo, lei un po’ meno, papà era il mio grande orecchio. Poi si è ammalata, l’ho portata ovunque, presa in braccio, pulita, lavata, messo un pannolone, le ho fatto le notti, la pettinavo, la sistemavo, le mettevo la crema, tagliavo le unghie, vestivo e passavo ore con lei. Quell’anno si dimenticò per la prima volta il mio compleanno. Non aveva che me, mio fratello, il centro dei suoi pensieri per anni, non esisteva quasi e viveva per i miei figli. Con grande sofferenza tirava avanti i giorni e sperava di uscire di lì, di guarire, per tornare a fare la nonna e poi: se me ne vado chi penserà a te? Già mamma, chi pensa ora a me? Ora so cosa vuol dire sentirsi soli, c’è una solitudine che nessuno riesce a colmare, eppure ne ho tanti di amici e soprattutto ho mio marito e i miei figli ma non è la stessa cosa. Non c’è un solo giorno che non pensi a te, ti faccia lunghe immaginarie telefonate come quando eri qui.
Mamma mi ha insegnato tutto, anche quel che non sapeva e una cosa mi diceva sempre: ricorda, chi ha mamma non piange! Non ho mai veramente capito questa frase finchè non mi ha lasciata, da quel giorno piango sempre, tutte le lacrime di sale cristallizzate che non ho tirato fuori per 42 anni e quelle da allora. Ora sono diventata come lei, piango per niente, mi emoziono per niente, un film, una canzone, un abbraccio, un parola data o mancata, a volte basta guardare i miei figli per piangere di emozione. Ora so cosa vuol dire chi ha mamma non piange, non piange perché ha sempre due braccia in cui rifugiarsi, qualcuno con cui parlare che vuole veramente più bene a te che a se stessa, ha sempre una parola dolce e una carezza, chi ti aspetta, chi si prende cura di te e di cui prendersi cura…
Il giorno dell’esame arrivò e scelse quel giorno per ricordarmi ciò che mi aveva insegnato: la famiglia è più importante di qualsiasi cosa, i figli sono la priorità, non più te stessa anche se non ti devi dimenticare di te, qualunque cosa accada.
Non avevo abiti pronti, non avevo parrucchieri per casa, avevo i miei bambini e semplicemente me stessa, l’abito più bello perché lo aveva fatto lei, sono andata incontro a tutti perché erano proprio tanti lì per me e per lei, li ho abbracciati come si fa a una festa, e in fondo per quanto dolore sia, è una festa quando qualcuno torna al Padre. Ho immaginato il suo lungo abbraccio con nonna Maria, quante cose da dirsi da quando aveva 4 anni, ho immaginato papà che l’aspettava con il fedele cane al guinzaglio, ho immaginato che tutte le sue sofferenze di una vita ora non erano altro che gioia per sempre, per sempre e allora si, era una festa: non avevo l’abito adatto, non c’era il trucco giusto … ma c’era tutto l’amore ricevuto e tutta quella gente intorno a me mentre abbracciavo la bara un’ultima volta senza più vergognarmi di piangere, avvolta in un dignitoso e sincero dolore.

(L’esame: https://semplicementestella.wordpress.com/2010/03/19/lesame/ )

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