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Sono romana e non è una novità, di nascita, di origine sono per metà pugliese e metà reatina e sono molto fiera delle mie origini. Da brava romana ho un’ironia particolare, spesso non facile da capire, sagace e pungente come il veleno di uno scorpione. Una mia amica dice sempre a chi mi definisce silenziosa: a lei basta una parola in bene o in male. Questo l’ho ereditato da mio padre, lui ascoltava molto e quel silenzio ti faceva anche arrabbiare ma poi bastava una parola e ti sentivi il povero ricco o il paralitico risanato. No, non sono così brava come lui però… ho ereditato anche la passionalità e impulsività di mamma per cui reagisco subito dicendo cose di cui poi mi pento.
In ogni discussione che ho portato avanti nella vita l’altro/a non ha fatto altro che dire, senza farti parlare e comunque non ascoltandoti: io… io…io…
Ascolto e ascolto alla fine mi stanco e rispondo: tu,tu,tu…occupato!
E lì tronco la discussione, lasciando la controparte più arrabbiata di prima o inebetita.

Sì è proprio così, di fronte a discussioni così non c’è che da accettare che l’altro è troppo preso da sé per ascoltarti, occupato come il telefono quando chi chiami è in altra conversazione, in questo caso con se stesso. Amaro vero? Ma quante volte vi è capitato e quante volte discutendo non facciamo così anche noi?
Quando ero più giovane reagivo in modo diverso e queste discussioni andavano avanti in una partita a ping pong che terminava solo quando uno dei due era troppo stanco. Poi con gli anni si cambia, si comprende che sono discussioni sterili in cui l’occupato non recepisce e non vede oltre il suo naso e hai un’unica soluzione: lasciar perdere, risparmiare voce e nervi e magari riaffrontare l’argomento più in là, anche se forse troverai ancora occupato, o non riprovarci più tanto non cambia e non serve a nulla.
Puoi fare 100 cose: 99 a favore dell’altro, buone, per l’altro, poi te ne scappa una negativa e solo quella rimane. Non perché sia terribile, indimenticabile ma solo perché è comodo ricordare le cose negative e poi sommarle senza mai vedere le altre e lasciar correre, pensandole come la nota stonata, la parola sbagliata uscita per nervosismo. Guardiamo la superficie senza scendere in profondità, curiamo gli effetti ma non analizziamo le cause. Così nascono incomprensioni eterne, litigi assurdi, separazioni senza senso di chi ha condiviso e costruito molto insieme. Oppure basta un nulla ed è la scusa che si cerca per togliersi chi ci è inopportuno di torno.
Leggevo ieri questo: scusarsi non significa che tu hai sbagliato e l’altro ha ragione. Significa semplicemente che tieni più a quella relazione che al tuo orgoglio.
Ecco il punto è qui: siamo tutti presi troppo da noi stessi per accorgerci dell’altro, ci piace autocompiangerci per entrare nel luogo comune che gli amici non esistono, che tutti ti fregano… e tu sei l’unico onesto, buono e sensibile sulla terra. Un alibi per non dimenticare il male ricevuto, le offese e mai guardarci dentro perché questo è il vero male: renderci conto di chi siamo e cosa valiamo, renderci conto che l’altro è uguale a me nelle giornate storte e difficili, nelle criticità del suo carattere, vediamo la sua pagliuzza e non la nostra trave. E se guardassimo invece al male che siamo capaci di fare? A quello che facciamo ignorando il momento di vita dell’altro, c’è una cosa non che dovremmo mai poter e voler dimenticare: il male fatto.
Questa è una forma di maturità, di responsabilità delle proprie azioni, di libertà propria e per l’altro. Un passo complicato che ci farebbe capire che l’altro è uguale a me, forse più testa di legno, forse più debole, ci farebbe capire cos’è veramente amare e andare oltre, chiedere scusa, ci farebbe rendere conto che siamo umili e poveri in questa vita e nulla è più importante del perdonare e dimenticare, dello stare insieme perché da soli non si va da nessuna parte ma è cosa troppo difficile, dono di pochi eletti, per tutti gli altri meglio essere “occupati”.
Ecco io non dimentico il male fatto, quello ricevuto con il tempo si cancella, questo rimane un macigno. E’ vero, a volte non me ne rendo conto ma devo dire che non sono teneri nel farmelo notare ma io lo apprezzo, un vero amico ti fa notare i tuoi errori e perdona perchè l’altro è più importante di te. Due pesi e due misure come sempre, ma io vado avanti chiedendo scusa e stendendo la mia mano, non insisto però: pur essendo uguali siamo diversi e questo va rispettato anche quando fa tanto male ed è palesemente ingiusto.

Stella Maria

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