Tag

, , , , , , , ,

Questo blog nasce così, per caso, il desiderio di condividere qualcosa ogni tanto, un diario, ma il diario, quello vero, no, è solo mio. Non guardo a classifiche, posizioni… non è lo scopo, però ogni tanto mi cade l’occhio sugli articoli più letti e con sorpresa fra essi c’è spesso Parlami!, postato il 2 aprile 2009.
Un grande Manfred, per un grande che ha fatto la letteratura, George Byron, e soprattutto una divina interpretazione di Carmelo Bene, che tanto ho apprezzato e amato. Ma è tutto questo che ne fa il successo? Io non credo.
In un mondo fatto di parole, troppe parole che generano confusione, ubriacano la mente, ipnotizzano il pensiero, mettono a tacere la coscienza, mancano le parole buone, o meglio: le parole giuste al momento giusto, il dialogo.

Non voglio entrare nel merito delle situazioni e delle persone, dire se sia corretto tacere o parlare, di certo una cosa è necessaria: prendere una strada, giusta o sbagliata che sia, cosa che capiremo solo post, spesso molto a posteriori…
Parlare o tacere è una decisione cruciale, soprattutto nei momenti di crisi, di cambiamento anche solo personale, nei rapporti di ogni genere, lavoro, genitori, figli, coppia, amicizia… anche con Dio. Sì, anche con Dio, quanto ci accaniamo nella preghiera finchè non otteniamo risposta? Quante volte ci allontaniamo per non averle ottenute? Almeno crediamo di non averle ottenute. E poi nei momenti sereni, privi di domande, tutto il nostro interesse scema.
Lo so a volte è difficile parlare, non si trovano le parole giuste per spiegare o si ha paura, oppure quelle che si hanno sono troppo illogiche o gravi e allora è meglio tacere.
Parlare o tacere? Un dilemma potremmo dire shakespeariano. Non c’è la risposta esatta da manuale, però nei miei 45 anni di vita ho visto e compreso questo: le situazioni della vita ci impongono scelte continuamente, parlare è comunicare e ascoltare anche le ragioni dell’altro, che a fronte delle nostre motivazioni può comprendere e accettare pur non condividendole, ma insieme si sceglie la soluzione, o anche univocamente, ma non imponendola senza possibilità di difesa o comprensione. In questo modo si scrive la parola fine a un diverbio, a un capitolo della vita, si volta pagina e si ricomincia, su una nuova via comune oppure ognuno per la sua strada ma in pace e serenità con noi e con l’altro.
Quando si tace l’altro subisce la nostra decisione, può comprenderla o meno ma è solo un lato della vicenda e nessuno dice che sia quello giusto, e rimane attaccato per rabbia, per rancore, per amore, per pietà o qualsiasi altra cosa si voglia, in una frase: si taglia un vincolo senza di fatto tagliare il legame. E credetemi in alcuni casi è crudele.
Questo nei rapporti più seri ma è vero, in forma diversa, anche per quelli semplici, pensiamo a un genitore che vieta a un figlio di fare una cosa, se non gli spiega i motivi siamo pur certi che il ragazzo continuerà anche solo per sfida, se invece si apre un dialogo capirà le ragioni del genitore, forse non del tutto, forse non le condividerà ma gli sarà più semplice accettare il veto.
Ecco è questo che spesso noto nei rapporti di amore, amicizia e lavoro, ripeto, non entro nel merito ognuno conosce se stesso e le situazioni, ma quasi sempre il non dialogo logora, separa, distrugge e spesso in modo definitivo ciò che ha avuto almeno fino a oggi un valore. Anche una guerra lega i nemici, anche la vendetta o il desiderio di essa lega… e non mi dite in modo semplicistico: doveva andare così! Ricordiamoci che esiste il libero arbitrio, la nostra libertà di fare ed essere e il rispetto dell’altro, cose da cui discendono le nostre responsabilità. In questi casi c’è sempre una vittima e un carnefice, e non so chi sia l’uno o l’altro, non sono brava nel gioco dei ruoli e ho notato che spesso si invertono e quando chi ha ottenuto silenzio ha trovato le risposte da sè, giuste o sbagliate non importa, si è fatto le sue ragioni decide di tagliare il cordone ombelicale. Ecco che muri si ergono e non riesce ad abbatterli neanche Dio.
Ricordiamo che “ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria” non è solo una legge della fisica o della chimica se eliminiamo “uguale e contraria”. Lo so che se hai Gesù nel cuore l’unica reazione è l’amore, il perdono e l’accoglienza, ma siamo umani e il nostro non dimenticare si associa spesso al non perdonare fino in fondo.
Sì, è vero, spesso non troviamo le parole ma il dialogo è ciò che tutti cerchiamo, mettersi nei panni dell’altro è fondamentale per il suo rispetto, per non distruggere quanto creato insieme anche se è giunta l’ora che le strade si separino, mi vengono in mente le parole di Gesù quando dice che se stiamo per accostarci all’altare del Signore ma abbiamo qualcosa in sospeso con un “fratello”, allora è meglio correre da lui e chiarire e poi tornare dal Signore e se lo dice Lui… Tutto il resto è un legame che non vogliamo tagliare realmente, qualunque sia il motivo, aspettiamo che il tempo ci dia una mano correndo il rischio di far chiudere definitivamente una porta, in questi casi allora sarebbe bene trovare qualsiasi parola, come dice Manfred: Dimmi non so che cosa, ma che io ti senta una volta ancora … e parlare prima che il muro venga edificato, forse… e se proprio non ci riuscite provate con la scrittura ma rileggete bene! perchè verba volant ma scripta manent e io l’ho imparato sulla pelle… scrivo d’impulso e non medito, aggiungendo al danno la beffa… 🙂 🙂 insomma finisco per incartarmi per dirla in gergo e non sempre finisce con un sorriso e un abbraccio e… qualche lacrima.

Stella Maria

Annunci