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RedMoon

Ma cosa vuoi tu? E’ una bellissima domanda che però non mi hanno mai fatto. Il mio padre spirituale ci è andato vicino chiedendomi: ma tu cosa hai chiesto a Dio?
Io vorrei solo riposare, mettere in pace il cervello e il cuore, scaricare il mondo da sopra le spalle, il mio mondo fatto di lavoro e lavoro bis, di impegni sociali e pubbliche relazioni, di figli da crescere e impegni casalinghi da portare a termine ogni giorno, relazioni diplomatiche per vivere in serenità e non ferire, non abbandonare, progettazioni e programmazioni, impegni di moglie, amica, consulente e… pensare per un po’ a me.

Vorrei avere una casa grande come un guscio di lumaca, in cui ricuperare forze e quel bel sorriso che la vita cerca di spegnere di tanto in tanto, mia, solo mia in un angolo irragiungibile dal mondo che mi insegue. Dormire, senza rumore o sveglia che suona.
Vorrei essere amata per quel che sono, semplicemente io, e non per le mie qualità o per ciò che da me si può prendere o avere, rubare, sfruttare. Vorrei qualcuno che si prendesse cura di me come io mi prendo cura degli altri, che mi aiutasse nella realizzazione di un progetto semplicemente essendo presente e con un sorriso, due mani pronte a sollevarmi ogni volta che cado o una carezza per non arrendersi.
Vorrei un abbraccio sincero, una pacca sulla spalla per sapere che va tutto bene e tutto andrà per il meglio. Due occhi che sappiano dare un senso ai silenzi a volte carichi di parole, altre di dolore, a volte semplicemente silenzi.
Una vita normale per chi normale non è, per destino o scelta, forte per esigenza ma tanto fragile. Un attimo di pausa, il riposo alla stanchezza, una comprensione sincera e senza enfatizzazioni o compatimenti, o “si” detti per compiacere o assecondare ma poi di fatto chissenefrega.
Un bacio inaspettato che strappi un sorriso, cambi il verso di una giornata, rischiari e porti il sereno, una stretta di mano e un complimento, qualcosa che fili liscio una volta almeno senza fatica, due braccia che risolvano un problema invece di deleghe alla soluzione di altri.
Il trillo di un telefono e una voce che chiede: ciao come stai?
No, non voglio la luna ma dormire sul suo lato oscuro, stringere forte il sogno che nessuno conosce ma che sognammo in due, qui sull’altro lato, quello che da giù non vediamo ma sappiamo che c’è come il compagno di un sogno dimenticato, presente, ucciso o nuovo ma pur sempre il nostro, o forse solo il mio, da sognare ancora su questa luna rossa che non parla ma alimenta la speranza.

Stella Maria

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